romantico, romanzo

Giovani scrittori moderni ai quali chiediamo troppo poco

“Parlarne tra amici”, Sally Rooney
Editore: Einaudi
Prezzo: 17 €


  • Scorrevolezza: 5/5
  • Divertimento: 2/5
  • Quanto ti prende: 3/5
  • Tempo di lettura previsto: circa 2 pause pranzo
  • Da leggere insieme a: tartufi aromatizzati alla Guinness e un tè nero forte

Lo ammetto, quando si parla di giovani autori esordienti ho sempre un po’ di puzza sotto al naso. No, direi più che altro mi viene sempre da guardarli, guardare me e dire “e io che aspetto?”.

Generalmente recupero la lucidità quel tanto che basta da autoescludermi in fretta e furia dall’ingrato compito di pietra di paragone e riesco ad essere piuttosto oggettiva (tipo: ma quanto cavolo è bravo Jonathan Safran Foer?). Tuttavia ci sono romanzi che, con tutta la mia buona volontà, non riesco proprio ad apprezzare. E no, nonsonoinvidiosa, anche se la stroncatura che seguirà di qui a qualche riga non deporrà esattamente a mio favore.

Perché non puoi parlar male del libro che un anno fa scosse cielo e terra e pensare di potertela cavare così.

Eppure, devo dirlo (respira forte) Parlarne tra amici non mi è piaciuto per nulla. E dire che, per una volta, ho affrontato la lettura piuttosto scevra da pregiudizi: dopo decine e decine di commenti entusiasti credevo che in Sally Rooney avrei trovato colei che mi avrebbe restituito ogni fiducia negli autori giovani e che avrebbe messo al tappeto, una volta per tutte, ogni mio “eh, ma io con trentamila lire lo scrivevo meglio”.

Ok, Sally Rooney è oggettivamente brava. Scolasticamente brava (non per nulla, il testo è stato scritto durante un corso di scrittura).  Non manca nulla nelle 304 pagine del suo romanzo. C’è il sesso, ci sono le sinestesie e le ditina che battono nervosamente sulla tastiera, ci sono le labbra che si mordono. Ogni periodo sembra un Trattato su come i giovani adulti vivono in maniera incerta questi anni infelici, sospesi tra comunità virtuali e relazioni fluide. Frances, la protagonista del racconto, è un capolavoro di luoghi comuni sui giovani moderni: intellettuale, attraente ma non troppo, attratta dagli uomini ma anche un pò dalle donne. La nostra genia incompresa intreccia una relazione con un uomo che – guarda caso – a guardarlo da vicino non è interessante neppure un quarto di quanto lo sia lei (e pure a trovare interessante lei ci vuole del coraggio).

Cosa succede nel corso del libro? Nick (l’amante di Frances, sed etiam marito felice di Melissa), ama la nostra eroina come non mai, la lascia , la riprende. Bobbi, ex di Frances e sua attuale migliore amica, oltre ad ammiccare per tutto il libro e lasciarci intendere di essere una gran figona, non fa molto altro.

Spazio infinito viene lasciato alla Divina Commedia scritta e riscritta da Frances e Nick tramite e-mail. “L’amore ai tempi della nostra generazione?” Forse. Ma è come se quel continuo strizzare l’occhio ai nuovi media, lasciar intendere pagina dopo pagina che “Ehy! Io so flirtare su whatsapp!” dopo qualche pagina mostrasse inesorabilmente la corda.

La verità è che senza le infinite, estenuanti sessioni di messaggistica tra i protagonisti, la storia si ridurrebbe a pochissime pagine, e ci troveremmo di fronte a verità mai esplorate, tipo “Uau, esiste il tradimento!”, “Ma lo sai che esistono i colpi di fiamma?”, “A volte non ti lasciano per comodità”, e così via.

Dalle foto che girano di Sally Rooney vedo una bella ragazza, una di quelle che sente di dover dire qualcosa di profondamente ispirazionale non appena apre bocca. Il maglione largo, lo sguardo un po’ di sbieco, le riflessioni sui massimi sistemi a piè sospinto… Oh, un’esistenzialista francese! (è irlandese, in ogni caso).

Ti aspetti di vedere Sally e vedi la sua Frances, ma soprattutto ti fermi a pensare e scopri che ha 27 anni.

Ventisette. Non quindici, non diciotto. Siamo di fronte ad un’adulta, una che può ragionevolmente avere un piano pensione, un lavoro. Non una bambina prodigio della penna, ma una donna che, intelligentemente, ci racconta quanto sia deviata la nostra generazione: e lo fa con una dissezione stilistica così glaciale da non appassionare neanche un po’.

Quest’anno è uscito Normal People, di successo ma non come il precedente. Credo francamente che me lo perderò.

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